coma ha scritto:
Vorrei aggiungere una precisazione ai modi di stare al tavolo .
I due comportamenti hanno entrambi una componente difensiva ed una offensiva ed ogni player ne svolge meglio solo una delle due parti (dovuto anche all'indole del giocatore) .
Mi spiego meglio .
Il giocatore serio : [...]
Il giocatore jedi : [...]
Trovo che questa distinzione si addica di più al giocatore serio, che in effetti ha due modi differenti, che xò tuttavia rientrano nella stessa sfera: turno mio nn ti guardo, guardo board, carte, e quando tiro una spell spetto il tuo ok senza guardarti in faccia; turno tuo ti fisso in maniera quasi ebete e mi limito a dire ok senza alcun commento...
Il giocatore Jedi invece è cmq un continuo fiume di parole, sia in un turno che nell'altro, nn c'è grossa distinzione tra le due fasi...
KillerQueen ha scritto:
Ho quotato questa parte (Rispetto e reputazione - n.d.a.) perché secondo me ci può essere anche un vantaggio inverso, quello di essere sottovalutati e quindi di tranquillizzare l'avversario
Vero. Ma questo rientra nel Jedi. Difficilmente riuscirai a farti sottovalutare da un buon giocatore, x il semplice motivo che un buon giocatore gioca allo stesso modo a prescindere da chi ha davanti. Mentre se hai davanti un giocatore "casuale" è più facile che tu venga sottovalutata se lasci intendere di nn essere un pro, e quindi di approfittare di questo calo di attenzione avversario...
Musashi84 ha scritto:
Trovo inoltre che la routine in termini di azioni e di tempi per le giocate sia un'altra cosa molto importante (a cui io non faccio mai caso).
Esempio: se non ho giacoma in mano non mi guardo mai il cesso => quando lo guardo l'oppo sa già cosa ho pescato! Idem con extirpate ed il cesso avversario.
Tempo per pensare dopo avere pescato una carta: ci metto poco? => ho pescato morchia. Ci metto una vita? => ho pescato carta interessante.
TEMPO PER DECIDERE SE MULLIGARE! Se ci metto tanto l'oppo saprà che ho tenuto mano discutibile o viceversa. Controllare questo aspetto (e magari fare l'opposto di quello che si farebbe normalmente contro player di un certo livello che a queste cose fanno attenzione) può portare l'oppo a tenere la mano sbagliata o a leggerci male le carte.
E' esattamente qui che entra in gioco la routine.
Tu dovresti ogni turno guardare una volta il cesso tuo e ogni due turni quello dell'avversario, impiegando sempre lo stesso lasso di tempo, impiegare sempre lo stesso tempo x decidere se tenere o mulligare una mano, e prenderti sempre i tuoi 10-15 secondi dopo una pescata. Devi avere
uno standard, che è proprio la routine di cui stiamo parlando.
The Entertainer ha scritto:
Complimenti James, mi hai fatto venire nostalgia. Del gioco, delle persone che incontravo, della completa evasione che provavo quando entravo in quel paese dei balocchi nascosto in ogni torneo, con la sua varietà di persone e personaggi, ogniuno con la sua (come la chiami tu) routine, che un po' faceva parte della personalità (scusate il commosso OT, ma ci voleva).
Grazie. Questo è un complimento che apprezzo davvero un sacco.
Knoll ha scritto:
aggiungo una piccola postilla a mio parere importantissima:
per rendere vincente la propria "routine" è necessario adattarsi a quella dell'avversario, essere poliedrici, mi spiego... nel momento in cui si riesce a identificare la routine della persona che si ha di fronte può rivelarsi determinante "mutare" la nostra "routine" e utilizzare quella che andrà a destabilizzare di più la serenità dell'opponent (e la soluzione spesso è semplicemente copiare la sua routine...).
Seretur ha scritto:
Forse sarebbe più importante imparare a difendersi da questi atteggiamenti (come mi pare dicesse Knoll) che imparare ad usarne uno "aggressivamente".
Diciamo che sono importanti entrambi gli aspetti della cosa.
Imparando a manovrare e a gestire queste azioni, soprattutto atraverso ovviamente la conoscenza del caso e l'esperienza sul campo, ci troviamo in posesso sia di un'arma sia di uno scudo, che è estremamente importante...
pzMax ha scritto:
JamesTheSmoker_GDS ha scritto:
Se invece siete dei giocatori bravi e buoni, che non hanno interesse a vincere ma giocano per amore del gioco casto e puro così com'è, vi ringrazio cmq per aver letto fino in fondo questo articolo, ma restate così come siete, e continuate a divertirvi...
Essendo io uno di questi (non nel senso che sono bravo o buono, pero', ma solo che gioco per divertirmi - cosa che accade sempre meno spesso), qui hai sottointeso: "continuate a divertirvi...che si siete utili come carne da macello."
Lettura interessante.

No, qui in realtà intendevo solo dire che essendo questi aspetti legati alla competizione, sono completamente differenti dal "giocare" a Magic.
La differenza è un pò come chi gioca a calcetto all'oratorio 1 volta a settimana e chi fa 1 campionato, il primo se gli tirano un calcio nn fa nulla il secondo cerca l'ammonizione. Il primo si diverte sempre, il secondo è contento solo se vince...
Jiaozy ha scritto:
JamesTheSmoker_GDS ha scritto:
3 - Jedi's Mind Trick
Questa tecnica ha lo svantaggio di funzionare raramente con gli Skilled Player, x cui fate attenzione a nn scherzare col fuoco perchè potreste benissimo scoprire che è stato lui a portarvi fuori dalla zona di comfort e a ritorcervi contro la vostra stessa tecnica...
Ha anche lo svantaggio che non funziona se l'altro alza la mano e chiama un Judge per farti tacere e tu sei obbligato a farlo
Falso. Può obbligarti a non essere scurrile, a non essere antisportivo, ma nn a stare zitto. La tecnica di cui ho parlato nn è atta a dare fastidio, è atta a coinvolgere l'avversario in un clima amichevole, in cui però noi manteniamo la concentrazione.
Qui nn si parla di essere antisportivi, fate ben attenzione.
I giocatori che hanno definito
shit's mind trick o
rompicazzo nn fanno parte di nessuna di queste gategorie da me citate, xkè obiettivamente trarre vantaggio dal dare fastidio nn è una bella cosa, e credo valga come condotta antisportiva...
Jiaozy ha scritto:
JamesTheSmoker_GDS ha scritto:
restare in silenzio a fissare gli avversari come David Ochoa...
O Wafo-Tapa.
Guardatevi qualche video in cui gioca lui, sembra un autistico.
Fa veramente impressione, ha sempre la stessa espressione, lo stesso sguardo e fissa sempre l'opponent, sembra che sia fuori dal mondo mentre gioca.

Quasi tutti i pro utilizzano la tecnica sopra-citata. Sono pochi quelli che si lasciano andare al trash-talking, questo perchè tra le altre cose, possono approfittare di quella Reputazione citata precdentemente, che li colloca un gradino più sopra degli altri, e normalmente i loro avversari si ritrovano in condizione di sudditanza psicologica. Io ho giocato contro wafo patata ad Annecy, e so come mi son sentito, più cercavo di nn sbagliare e più sbagliavo. Al GP Madrid l'unica partita che ho perso in day1 l'ho persa da Marcio Carvalho, pro level 5 e sai come? Iniziamo che nn so chi sia lui. La prima la vince, era mirror di zoo e io ho pescato malissimo. La seconda la vinco io, manifesta superiorità di esperienza nel formato e ci mettiamo a chiacchierare prima della terza, e scopro che lui è un pro. Risultato vado in palla, faccio un blocco di merda, decisamente svantaggioso, che mai si dovrebbe fare nella storia, e comprometto la partita fino a perderla...ottimo.
ArthurDent ha scritto:
Mi piace pensare al pro player come ad un buon attore di teatro. Uno di quelli che segue, involontariamente, il metodo Stanislavskij.
Nel metodo si parla infatti del "magico se" , la scintilla che accende il personaggio, l'input che decodifica un ruolo. La "routine" è questo se magico, indubbiamente. Ma c'è un elemento mancante. I performers che seguono il metodo creano attorno a se un cerchio dell'attenzione, una sfera dove loro stessi sono la priorità e di esso ne hanno assoluto controllo. Per formare il cerchio però hanno bisogno di concentrarsi su un oggetto che può essere un pezzo di scenografia, una luce o persino un'asse del palcoscenico. E per il giocatore di Magic invece? Qual'è il suo feticcio?
Il fulcro della routine, il perno del comfort è senza dubbio il deck. Credo che il mazzo portato al torneo sia l'animale totemico di ogni player. Puoi essere un mago dell'inespressività o praticare i migliori trucchi jedi, ma non puoi mentire a te stesso se stai giocando con un mazzo che non ti diverte.
Sull'importanza assoluta del mazzo più che dell'atteggiamento , o meglio , sulla propedeudicità del mazzo per creare lo status di giocatore serio o scazzato, aspetto commenti e discussioni...
Qui in effetti stiamo un pò prendendo una strada secondaria, ovvero la base con cui si recita. Il resto è tutto ovviamente vero, l'attore-giocatore si impersonifica nel proprio personaggio, crea la propia sfera di comfort-routine per nn sbagliare battuta-giocata, una sfera su cui ha assoluto controllo e da il via alla recita-partita.
Indubbiamente questo, come ho accennato nel punto iniziale dell'articolo, prevede esperienza di gioco, building, conoscenza delle regole ecc...va da se che queste cose nn prescindono affatto dal trovarsi bene con un mazzo, anzi, è molto importante che il giocatore esperto vada al torneo con un mazzo che lo soddisfa. Nessun giocatore forte infatti è un netdecker. Il giocatore forte si informa, questo sicuro, le liste degli altri le guarda eccome, ma testa anche un sacco, fa le sue scelte personali, dettate da un'esperienza, che è anche quella che porta a fare la scelta di un mazzo....
Son contento che questo articolo sia piaciuto...
Bye bye.